Il successo di Slack

Slack: $400 milioni di fatturato in 5 anni e una valutazione da $13 miliardi

In questo articolo cerchiamo di analizzare il successo di Slack, l’azienda SaaS (software as a service) che nel giro di 5 anni è passata da $0 a $400 milioni di fatturato, fino ad arrivare alla quotazione in Borsa nella primavera del 2019, con una valutazione di $13 miliardi.

Parleremo dei suoi numeri, di come è nata, del prodotto in sè dal punto di vista della UX e di come la crescita dell’azienda sia stata guidata dalle funzionalità stesse del prodotto.

(Sì, sarà un articolo un pò lungo…ma se avessimo voluto scrivere un articolo più breve avremmo scelto di analizzare il successo di Egomnia ?)

La velocità con cui si è diffuso Slack mi ha fatto quasi dimenticare come comunicassi con team e colleghi, prima che…ci fosse Slack.

In realtà ovviamente me lo ricordo bene: un pò di e-mail, qualche call su Skype e, per i progetti più articolati, software di project management come Basecamp.

Poi arrivò Slack e non solo fece piazza pulita dei suoi competitor diretti (R.I.P. HipChat) ma iniziò a far tremare anche le aziende più consolidate.

Iniziamo quindi ad analizzare il fenomeno Slack partendo dai numeri.

I numeri

La crescita di Slack è veramente impressionante.

Come si può leggere nel documento S-1 dell’azienda (ossia il documento depositato dalle aziende che si stanno per quotare in Borsa), Slack è utilizzato da 600.000 aziende che complessivamente contano 10 milioni di utenti in oltre 150 paesi e che insieme trascorrono ogni settimana circa 50 milioni di ore usando il prodotto.

Slack offre ovviamente sia piani gratuiti che piani a pagamento, ma come si dividono?

A gennaio 2019 contava per la precisione 88.000 aziende paganti e 500.000 aziende sul piano gratuito.

Molte della aziende paganti hanno migliaia di dipendenti su Slack e, tra le aziende paganti, molte di quelle che pagano di più (arrivando a pagare $100,000/anno) hanno fatto adottare il software a decine di migliaia di dipendenti.

A proposito di clienti paganti: su circa 600.000 aziende, il 40% del fatturato del 2019 è portato da solo 575 aziende.

Lanciata ufficialmente nel 2014, negli ultimi 3 anni la la progressione del fatturato è stata:

2017: $105.2 milioni
2018: $220.5 milioni
2019: $400.6 milioni

Slack fatturato

Sono veramente numeri non comuni.

Come ha fatto notare il venture capitalist di Redpoint, Tom Tunguz, al momento della quotazione in Borsa, il fatturato di Slack era: 20% più alto di quello di Zoom e Atlassian e 371% più alto di quello di New Relic.

Chiaramente per sostenere questa crescita Slack ha raccolto parecchi soldi e i bilanci non hanno ancora registrato un profitto.

Solo nell’ultimo anno fiscale, a fronte di $400 milioni di fatturato, le perdite sono ammontate a $138,9 milioni.

A cosa sono dovute queste perdite? Principalmente a costi legati alle aree di sales e marketing. Questo si spiega con il fatto che superata la prima fase in cui l’azienda ha, in sostanza, creato un prodotto per startup, team ridotti e piccole aziende, negli ultimi anni ha iniziato a focalizzarsi su realtà di dimensioni maggiori che ovviamente richiedono funzioni e risorse aziendali differenti.

La modalità con cui, ad esempio, una piccola agenzia creativa decide di utilizzare il piano a pagamento di Slack pagando €6.25 al mese per persona, è molto diversa dalla modalità con cui un’azienda con migliaia di dipendenti decide di spendere €50.000 o €100.000.

Nonostante le perdite, rimane il fatto che pochi prodotti digitali (e in particolare pochissimi prodotti B2B) abbiamo goduto negli anni di una crescita simile.

Quali sono quindi gli elementi che ne hanno decretato il successo?

Molti pensano che il successo di Slack sia stato il tipico “overnight success” di cui i Media sono tanto innamorati.

In realtà, come vedremo in questo caso sono stati tanti i fattori che hanno portato Slack, da uno prodotto utilizzato da poche startup californiane ad un elemento essenziale della giornata lavorativa di milioni di persone.

Ma…non pensare che parleremo di idee o concetti non applicabili alla tua azienda.

Come abbiamo già scritto per il caso di Harry’s, cerca di leggere questo caso e pensare a quali lezioni puoi replicare e adottare anche all’interno della tua realtà.

Prima di andare avanti: sai che significato ha il nome Slack? “Searchable Log of All Conversation and Knowledge“.

Bene, ora che conosci questa informazione di vitale importanza, possiamo andare avanti!

La nascita di Slack

fondatore di slack

Anche se la storia del suo fondatore è stata raccontata un milione di volte, pensiamo valga la pena riprenderla non tanto per aggiungere qualche aneddoto quanto per estrarne un paio di lezioni.

Slack è stata fondata nel 2013 da Stewart Butterfield, non di certo una persona alle prime armi.

Butterfield è infatti un imprenditore di origini canadesi che registrò il suo primo successo fondando la celebre Flickr e successivamente vendendola a Yahoo!

Flickr ha rivoluzionato il modo in cui le persone interagiscono, condividendo fotografie, storie, momenti della loro vita.

Fu uno degli emblemi del Web2.0 e creò una community on-line solida e affiatata.

Ma…tra nuovi canali social, la diffusione degli smartphone che ha portato le persone a fotografare un pò meno con le macchine fotografiche digitali e a condividere le foto in maniera più immediata, e ovviamente l’immancabile capacità di Yahoo! di rompere tutto quello che tocca (Delicious, Tumblr, e Flickr appunto, per citarne alcune…), la piattaforma di photo-sharing creata da Butterfield insieme a Caterina Fake, oggi non crediamo che…come dire… sia salvata nella barra dei preferiti di milioni di persone.

Ma è indubbio che abbia rappresentato un enorme successo.

E poi una exit da $35 milioni sicuramente non avrà lasciato in lacrime i fondatori.

Il vero motivo per cui stiamo parlando di Flickr però, è che nata in un modo particolare.

Il progetto iniziale infatti era un MMOG, chiamato “Game Neverending”, che però non fece mai presa sugli utenti.

Tuttavia, una funzionalità particolare del gioco, quella appunto di poter caricare on-line e condividere foto con gli altri, sembrava piacere particolarmente.

Il team fece pivoting, mise da parte “Game Neverending” e diete vita a Flickr.

Slack non è nata tanto diversamente.

Butterfield, dopo essere uscito da Yahoo! creò una nuova azienda chiamata Tiny Speck che, nel 2009, aveva rilasciato un gioco (aridaje!) chiamato Glitch.

Ma, anche questa volta, senza ottenere grandi risultati.

Dopo 4 anni di lavoro, un team di sviluppo solido e ben $17 milioni raccolti da fondi di venture capital, Glitch non aveva raggiunto una traction sufficientemente interessante.

Butterfield decise di chiudere Glitch e tenere un piccolo team di persone che aveva rinunciato al proprio stipendio, per testare qualche nuova idea e, come si dice in questi casi, “salvare il salvabile”.

Durante la creazione di Glitch, gli sviluppatori avevano creato un tool interno per chattare tra di loro e scambiarsi file e fu proprio questo il punto di partenza per creare Slack.

L’esperienza di Glitch fu di aiuto nella realizzazione di Slack, perché nel tentare di costruire un nuovo prodotto, il team di Butterfield cercò di mantenere lo spirito giocoso e divertente della prima azienda.

Abbiamo voluto includere le storie di Flickr e Slack perché per qualche motivo le startup digitali italiane sembrano incapaci di cambiare idea, capire cosa sta o non sta funzionando e finiscono per perseguire la stessa idea per anni.

Pensiamo invece che guardare con distacco il proprio prodotto e capire se abbia senso o meno continuare sia di importanza fondamentale.
(Non possiamo però promettervi che, se in questo momento state creando un gioco on-line, chiuderlo e fare una nuova startup vi farà diventare milionari ? ).

Il lancio di Slack

Una volta creata la prima versione del prodotto (di cui parleremo nella sezione successiva), Butterfield convinse quanti più amici e conoscenti possibili ad utilizzare il prodotto pregandoli di dare il loro feedback.

La beta venne introdotta nel Maggio del 2013 e grazie ai propri contatti, il team di Slack riuscì a mettere il prodotto nelle mani di una decina di aziende.

Qui il goal di Butterfield era duplice:

  • sistemare qualsiasi problema prima di una release pubblica
  • ottenere i primi testimonial per un pò di social proof (le puoi leggere qui sotto)

Ricevuto il feedback dei primi utenti, arrivò il momento di presentare Slack ad un pubblico più ampio e anche qui c’è qualcosa da imparare.

Anche se il 2013 in termini “digitali” sembra appartenere ad un’altra epoca, i software di collaborazione erano già ampiamente diffusi.

Immaginate quindi se il prodotto lanciato fosse stato semplicemente comunicato come un nuovo strumento collaborativo. Molto probabilmente avrebbe avuto ben poca risonanza.

Decisero quindi di dare alla propria campagna PR un taglio ben preciso.
Slack non era un software di collaborazione, bensì un “e-mail killer”.

Provate a leggere le uscite sui media online di quel periodo (ad esempio su CNET, Fast Company e Business Insider) e vedrete che il posizionamento è sempre lo stesso.

La richiesta di feedback iniziale e l’uscita sui vari media si dimostrarono un’ottima mossa.

Quando ad Agosto del 2013, Slack iniziò a permettere alle persone di richiedere un invito alla “preview release”, si registrarono 8.000 utenti solamente nel primo giorno.

Un numero che raddoppiò nelle due settimane successive.

Da Agosto 2013 a Febbraio 2014, Slack gestì solamente i primi 15.000 utenti iniziali (e tutte le successive richieste di invito).

Solo dopo aver assimilato per mesi ogni feedback degli utenti, il team di Butterfield decise di rendere Slack aperto a tutto il pubblico (guarda com’è cambiato il copy nel form per inserire l’indirizzo e-mail).



Oggi la crescita dell’azienda deve ancora tantissimo al passaparola e può contare circa 108 milioni di visitatori mensili.

User experience, interfaccia, design.

Tutto il marketing del mondo non può sostituire un buon prodotto. Metti tanto marketing dietro ad un prodotto che non funziona e ti troverai in una situazione peggiore di prima.

Stavamo parlando di quanto il team di Butterfield avesse cercato di creare un tool diverso dai soliti software aziendali di collaborazione.

Anche se poco fa abbiamo scritto che il grosso dei costi dell’azienda oggi deriva da marketing e team di vendite, è indubbio che la traction iniziale sia stata generata dal prodotto stesso.

Beh, il merito non è solo del team di Slack ma anche dell’agenzia che li ha seguiti nel progettare il branding, la prima UX e le prime interfacce del prodotto.

A metà 2013, infatti Steward Butterfield contatta Andrew Wilkinson, il fondatore di Metalab raccontando ciò su cui sta lavorando e chiedendo il contributo del suo studio.

Sei settimane dopo, Wilkinson presenta al team di Slack, i primi risultati del nuovo design.

Quali sono quindi gli aspetti fondamentali che distinguo Slack dagli altri software per aziende?

Come prima cosa Slack è ha un aspetto completamente diverso.

La maggior parte dei software B2B aveva e ha ancora un interfaccia datata e poco coinvolgente (lo stato del design dei software prodotti dalle maggiori aziende italiane meriterebbe un articolo a parte!).

Non sono di certo i prodotti con cui vorresti lavorare tutto il giorno.

Per fare un esempio: poco prima che Slack lanciasse, era arrivato sul mercato un prodotto chiamato HipChat.

Lo puoi vedere qui sotto.

Nelle funzionalità, HipChat era un prodotto incredibilmente simile a Slack.

Come puoi notare nell’immagine qui sopra le “rooms” sono l’equivalente dei “channels” di Slack e il campo per il testo è praticamente identico.

Anche in HipChat c’è la possibilità di allegare i file in chat e cercare i messaggi precedenti.

Ma nonostante ciò l’interfaccia di HipChat non ha mai brillato particolarmente.

A differenza di HipChat, Slack è divertente e non ti sembra mai di interagire con uno strumento di lavoro.

Come ha spiegato Andrew Wilkinson, Metalab ha voluto separare nettamente il prodotto del loro cliente dagli altri software di collaborazione, dandogli una connotazione informale e amichevole, grazie all’utilizzo di colori brillanti, icone divertenti e un sacco di emoji.

L’esperienza di Slack è ulteriormente arricchita da numerose piccole interazioni che però nel complesso rendono tutto il software molto piacevole.

Andrew Wilkinson ha descritto bene questo aspetto del prodotto:

Have you ever walked into a house and had an indescribable feeling that it just feels cheap?

A professional builder would walk in and give you a laundry list of shortcomings: uneven drywall, gappy hardwood floors, hollow-core doors, and cheap hardware.

But most people just have a gut reaction. Like a well-built home, great software focuses on giving its users hundreds of small, satisfying interactions.

L’utilizzo di Slack è ulteriormente facilitato anche dal fatto che ogni dettaglio del copy è studiato per essere divertente ed intrattenere l’utente parlando in modo semplice e senza inutili formalismi.

Guarda gli esempi dell’immagine qui sotto.

 

Questi sembrano solo accorgimenti di poca importanza ma in realtà è facile capire come siano una parte fondamentale della strategia di Slack.

Questo è un punto che vale la pena sottolineare. A molti infatti dedicare del tempo a ideare, progettare e realizzare piccole interazioni potrebbe sembrare una perdita di tempo ma sono proprio questi aspetti di design, copy e micro-copy a conferire a Slack una vera e propria personalità. 

E poi pensaci: preferisci andare nel locale o nel ristorante dove sai che il personale è amichevole, simpatico e disponibile o preferisci andare in uno di quei posti dove sembra che il personale non veda l’ora di staccare e affrontano tutto senza il minimo sorriso?

Ecco, lo stesso succede con i prodotti digitali.

Come puoi far sì che anche il tuo prodotto abbia un carattere distintivo?

Ecco tre strade:
1) Per approfondire questo tema ti consiglio di scaricare e leggere le brand guidelines che l’azienda ha definito dopo il nuovo branding ad opera di Pentagram.

2) Studia le aziende che fanno “vivere” i propri prodotti, rendendoli divertenti e mai noiosi.

Registrati e inizia ad usare i loro prodotti. Molto prima di Slack, MailChimp ha costruito il brand proprio grazie all’informalità del sua immagine e alla simpatia di Freddie, la scimmia-mascotte che ormai conosciamo tutti.

Non è molto diverso il caso di WuFoo, un’azienda che offre un prodotto noiosissimo (ovvero un software per creare form di contatto) ma che ha saputo comunque posizionare bene il proprio prodotto.

In particolare, ti consigliamo di guardare questo speech del suo fondatore, Kevin Hale. Non è molto recente ma le lezioni possono essere applicate ancora oggi.

3) Se vuoi approfondire questo tema, non puoi non leggere “Designing For Emotion” scritto da Aaron Walter, oggi VP of Design Education di Invision e precedentemente VP of User Experience presso Mailchimp.

4) per approfondire invece il tema del’ UX copywriting ti consigliamo il libro di Serena Giust, UX writer presso Booking.com, “UX Writing. Micro testi, macro impatto.

Ovviamente i pregi della UX di Slack non si limitano ad avere dei bei colori e dei testi divertenti. 

La User Experience è legata a doppio filo al business model dell’azienda.

Una fase in cui ciò è particolarmente evidente è la fase di on-boarding dei nuovi utenti.

Il processo di registrazione è progettato in modo eccellente e d’altra parte non potrebbe che essere così.

Il motivo è semplice: più utenti di una stessa azienda utilizzano il prodotto, più è probabile che quella diventi un’azienda pagante.

E il modo in cui Slack entra nelle aziende è attraverso l’adozione del prodotto da parte di singoli individui che, gradualmente, coinvolgono altre persone del proprio team.

Poi un team invita un altro team e una volta che un numero sufficiente di persone della stessa azienda è coinvolto sarà più probabile che diventino utenti paganti.

È facile quindi capire che il momento in cui un utente si iscrive è un momento critico poiché l’attenzione è alta e, per una persona che si sta iscrivendo ad un software di collaborazione, è ovvio invitare altre persone.

Sì, è ovvio.

Ma spesso i software aziendali lasciano la fase di invito di altri team member ad una sezione interna a cui si arriva solo dopo aver effettuato tutta la registrazione.

Slack invece la inserisce fin dall’inizio.

Vediamo quindi le prime fasi del processo di on-boarding di Slack.

Per un nuovo utente i punti di ingresso sono sostanzialmente due. La homepage di Slack o la pagina “get started”.

Mi piace il modo in cui vengono utilizzati i loghi sullo sfondo: riescono a trasmettere la personalità di Slack di cui abbiamo parlato sopra e, allo stesso tempo, fanno capire all’utente che si potrà integrare con un sacco di altri servizi (ne parliamo più avanti).

Nota anche la coerenza tra l’impatto visivo di questa pagina e il tone-of-voice delle call to action.

Non è presenta ad esempio il solito “Sign up” ma c’è invece il più invitate “Get started”.

Proprio cliccando sul tasto “Get started”, e dopo aver scelto di volere creare un nuovo spazio di lavoro, arrivo sulla pagina che vedi qui sopra.

Di nuovo, Slack cerca di trasmettere il fatto che il prodotto sia semplice e alla portata di tutti, utilizzando un’illustrazione semplice, per nulla tecnica e dai colori vivaci.

Dopo aver inserito la mail e ricevuto il messaggio per confermare la registrazione vengo quindi portato nella pagina che vedi qui sopra.

All’inizio mi ha un pò sorpreso per quell’immagine sulla destra così scarna e, apparentemente, priva di una sua utilità.

Poi ho capito.

Guarda cosa succede quando inserisco il nome della mia azienda.

Quando nel campo di sinistra inserisco “AlwaysBeta”, l’immagine sulla destra inizia ad arricchirsi di nuovi dettagli e riporta, appunto, il nome che ho appena inserito.

Questa soluzione porta con sè due vantaggi:

1) l’utente ha voglia di andare avanti perché vuole vedere come si modifica l’illustrazione nei passaggi successivi
2) l’utente inizia, ancora nella fase di on-boarding, a prendere confidenza con l’interfaccia del software e quindi una volta effettuato l’accesso non si sentirà totalmente perso.

Lo stesso meccanismo si ripete anche quando inserisco il nome del primo canale come puoi vedere qui sopra, quando ho creato il canale “Lancio prodotto”.

Sempre da questa immagine puoi vedere che, come dicevamo prima, è qui che Slack ti chiede di invitare altri colleghi e dopo averli invitati, l’immagine si arricchisce ulteriormente (anche grazie ad una manciata di coriandoli digitali in background!)

Ora ti faccio una domanda: hai notato qualcosa di diverso rispetto ai soliti processi di registrazione?

Che fino ad ora Slack non mi abbia mai chiesto nome, cognome, il mio ruolo o di un aggiungere una foto al mio profilo.

E ha deciso di non chiedermi neanche una password.

Sono informazioni sicuramente importanti ma il team di Slack sa che in questa fase non sono così tanto importanti.

D’altra parte se io, utente, entro nella piattaforma e all’inizio le persone con cui chatto, presumibilmente persone del mio team, al posto di “Nicolò Borghi” leggono solamente “nicolo@alwaysbeta.co” molto probabilmente sanno comunque con chi stanno parlando.

Tanto vale quindi, richiedere all’inizio solo le informazioni veramente essenziali e limitare il numero di step richiesti per registrarsi.

Nome e password vengono quindi chieste solamente una volta che si è effettuato il primo accesso.

Come dicevo poco fa, una volta dentro c’è poco di nuovo da imparare poiché la UX è veramente semplice e intuitiva.

Come puoi far sì che gli utenti abbiano un’esperienza simile quando si registrano al tuo prodotto? 

La risorsa principale che ti consiglio è il sito User Onboard dove sono analizzati e commentati decine di flussi di on-boarding di tool come Evernote, Dropbox, Gmail etc.

Le integrazioni

Oltre la UX, l’altro aspetto che ha consentito un’adozione incredibilmente rapida del prodotto è stata l’integrazione con moltissime applicazioni di terze parti e il fatto che Slack sia stato progettato per essere integrato anche con software specifici sviluppati internamente dalle aziende.

Non è un aspetto da trascurare e qualche dato aiuta a capire quanto sia importante questa strategia: tra novembre 2018 e gennaio 2019, sono state sviluppate 450,000 applicazioni di terze parti o integrazioni custom.

In particolare, sono due le integrazioni che portano un sacco di traffico a Slack: Trello e GitHub.

A Maggio 2019, solamente GitHub portava 200.000 visite mensili a Slack e Trello altre 150.000.

Non male considerando che è, sostanzialmente, traffico gratuito.

Particolarmente interessante è sopratutto l’integrazione con Trello, perché fa parte di una più ampia collaborazione tra Slack e Atlassian (l’azienda che ha acquistato Trello nel gennaio 2017).

Ti ricordi quando prima parlavamo di HipChat? Bene, anche HipChat era stato acquisito da Atlassian.

Ma, proprio a causa della crescita di Slack, HipChat venne acquisito dalla stessa Slack e successivamente chiuso.

Oggi diversi prodotti di Atlassian (come Jira Cloud, Trello, Confluence e Bitbucket Cloud) sono integrati con Slack.

Il tema delle integrazioni è importante.

Quello che infatti non viene mai sottolineato abbastanza è che Slack, il cui posizionamento iniziale era quello di “e-mail killer”, è finito per diventare un prodotto con una applicabilità molto più ampia.

Non ha un solo scopo specifico, ma è, per usare le parole della stessa azienda “uno strato tecnologico che unisce persone, applicazioni e dati” diventando uno strumento che aumenta moltissimo la produttività aziendale.

A riprova dell’importanza di far diventare Slack non un tool ma una vera e propria piattaforma su cui costruire nuovi prodotti è stato lanciato anche lo Slack Fund.

Lo Slack Fund è un fondo da $80 milioni, creato insieme a più importanti fondi di Venture Capital (Accel, Index Ventures, KPCB, Social Capital, Andreessen Horowitz, e Spark Capital) per investire in nuovi team che stanno creando prodotti basati su Slack.

Il pricing e la Fair Billing Policy di Slack

Come abbiamo detto all’inizio, il modello di business di Slack è ovvio: gli utenti pagano una fee mensile che varia a seconda dell’utilizzo che ne fanno.

La maggior parte delle persone che conosco utilizzano ancora il piano gratuito che è molto generoso ma vale la pena guardare al loro pricing e sopratutto spendere qualche parola sulla loro “Fair billing policy”.

Qui sotto puoi trovare la pagina del loro pricing attuale quando viene visualizzata da un utente non ancora registrato.

E qui sotto invece quando viene visualizzata da un utente che sta già utilizzando Slack.

Vediamo un paio di punti.

Un primo aspetto interessante e non banale è la semplicità di questo pricing.

Certo sicuramente per un cliente enterprise ci saranno molte più alternative ma, in buona sostanza, se vuoi passare da un account gratis ad uno a pagamento hai solo due scelte.

E considerata la quantità di possibili integrazioni e di funzionalità offerte, Slack avrebbe potuto rendere tutto molto più complicato.

Io ad esempio non mi trovo mai a mio agio nel cercare di leggere i piani di Intercom.

Qui sopra vedi una schermata ma ti consiglio di visitare la pagina del loro pricing per renderti conto della differenza rispetto a Slack.

C’è poi un ultimo aspetto interessante nella politica di pricing di Slack è la loro policy “Fair Billing“.

In sostanza: normalmente le aziende di software ti fanno pagare per il numero di dipendenti iscritti alla piattaforma senza stare poi a guardare se siano o meno utenti attivi.

La policy di Slack invece prevede che utenti non attivi (definiti come coloro che hanno un account ma non hanno usato il prodotto per 14 giorni consecutivi) non paghino e qualora la tua azienda avesse pagato in precedenza le viene riconosciuto un credito sul mese dopo.

Questa policy fu introdotta anni fa, a poche ore dal lancio ufficiale quando il team di Butterfield si rese conto che uno dei loro maggiori clienti (WalmartLabs) aveva registrato 800 persone ma solo 400 erano effettivamente attive.

Una policy di questo tipo va ovviamente contro i risultati di breve periodo ma è innegabile la sua utilità nel fidelizzare i clienti, creare passaparola, e stabilire un senso di fiducia verso l’azienda.

Bene, faccio un recap di quello che abbiamo visto e di come potresti usarlo nella tua attività.

  • se il tuo prodotto non ha la traction sufficiente, è meglio ammetterlo e dedicare le tue energie ad altro. Per fortuna però “altro” può anche voler dire riconfigurare una funzionalità del tuo attuale prodotto e non dover fare tutto da zero.
  • prova a trasferire al tuo prodotto più personalità. Molto probabilmente, e questo è specialmente vero se hai un prodotto o un servizio digitale, fino ad oggi hai seguito la strada più sicura e hai cercato di creare un prodotto con un carattere neutrale e un pò generico. Ripensa agli esempi di Slack, MailChimp, Wufoo e cerca di rendere il tuo prodotto più umano.
  • non conta solo il tuo prodotto ma anche come lo posizioni nella mente di chi lo dovrà acquistare. Slack poteva essere un altro “collaboration software” e invece dal primo giorno ha deciso che “e-mail killer” fosse molto più efficace.
  • il marketing del tuo prodotto è importante ma il miglior marketing rimane un prodotto che funziona talmente bene da generare passaparola. Non dimenticarti che le funzionalità stesse del prodotto sono “canali di marketing” da sfruttare per far crescere la tua base utenti.

Grazie per aver letto l’articolo fino alla fine. Pubblicheremo nuovi casi come questo nelle prossime settimane.
Se hai un progetto digitale scrivici pure usando questo form per prenotare una call di 30 minuti.

 

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